articolo tratto da www.minirugby.it
La nascita dello sport del rugby sta a metà tra la storia e leggenda. Parliamone (semi) seriamente…
Biografia di un mito
Ovunque voi cerchiate informazioni sulla genesi del rugby vi imbatterete in un nome, noto oramai alla maggior parte degli appassionati, e scoprirete che l’unica certezza sulla nascita di questo sport è… un dubbio.
Il nome è quello di William Webb Ellis. Il dubbio è che proprio da un suo curioso impulso sia nata la pratica del rugby.
Una certezza tuttavia l’abbiamo: si tratta di una storia apocrifa, scritta a più mani, ricami di mitologia compresi. Proviamo a ripercorrerla, mettendoci del nostro.
Andiamo per passi. Il rugby vanta origini nobili, e questa è una realtà, essendo che in ogni caso i suoi inizi affondano in un passato remoto dove i contorni tra il vero ed il mito si perdono. Ogni albero genealogico nobiliare che si rispetti prima o poi si perde o si riferisce ad una investitura divina. Un mito appunto.
Secondo la cronaca più accreditata, o quanto meno più… ascoltata, questo sport nacque in un aristocratico college inglese (quale culla può essere più nobile?), quello di Rugby appunto, una cittadina dello Warwickshire, regione del West Midlands, in Inghilterra, anzi, nel cuore dell’Inghilterra.
Qui studiava il progenitore del nostro sport, il giovane William Webb Ellis.
Di William è nota la biografia. Nacque più su, a nord, nello Lancashire, a Salford esattamente, figlio di James Ellis e della signora Ann Webb.
Il padre era un ufficiale dei Dragoon Guards e la mamma… la mamma era la mamma, amorevole supponiamo nell’accudire William mentre il padre era al comando delle truppe a rischiare la vita. Che perse, nel 1811, mentre si adoperava per le nobili cause che contrapponevano gli eserciti anglo-spagnoli a quelli francesi di Napoleone I: gli fu fatale la celebre battaglia di Albuera (Extremadura). Lasciò così alla moglie l’incombenza di crescere il nostro William e, soprattutto, di determinare le sorti del nostro sport.
E’ già l’epica di questa storia d’armi e d’attese familiari ad imprimere il carattere nobile alla sua genesi, non siete d’accordo?
Immaginiamo quindi che fu la signora Ellis a decidere nel 1812 di lasciare a malincuore la città natia di Salford. Il futuro irresistibilmente chiamava, e non era un futuro da poco e per pochi. Così partì la mamma, per dare un futuro al suo figliolo William e al maggiore, Thomas.
Fu una scelta non indifferente, se ci pensate, ai fini di questa storia: infatti gli Ellis si spostano a Rugby! Non a Coventry o a Stratford-upon-Avon – che sono lì vicino si badi -, ma esattamente a Rugby! In realtà, abitare a 10 miglia dalla Torre dell’Orologio della cittadina di Rugby garantiva ad uno studente di studiare gratuitamente presso la scuola pubblica locale – una delle 9 “grandi” scuole pubbliche inglesi -: il futuro irresistibilmente chiamava ma immaginiamo che la scelta fu dettata anche da questo.
Quindi, ignari di quanto stava per accadere gli Ellis compirono inconsapevolmente il gesto di dare al futuro sport della palla ovale il suo nome: “rugby”.
Perché al di là di come è nato, questo sport intanto ha un nome “che va bene”. Un nome che si presta, che ha il “physique du role”: è breve, un po’ rude, suona bene e si declina come serve anche da noi: il giocatore di rugby è il rugbista e… riflettiamoci un attimo: se gli Ellis fossero rimasti dov’erano oggi giocheremmo a “salford”? E se si fossero trasferiti a Stratford-upon-Avon a cosa cavolo giocheremmo ora? Insomma, la prima scelta la fece la mamma e fu azzeccata. La mamma, in fin dei conti, è sempre la mamma.
A scuola William fu uno studente regolare e un buon giocatore di cricket. Concluse i suoi studi alla Università di Oxford diventò prete e guidò le chiese di St Clement Danes e di Laver Magdalene. Terminò la sua esistenza nel 1872 a Mentone, in Francia, dove il giornalista Ross McWhirter rintraccio la sua tomba.
Il fatto: qui nacque il rugby
Fin qui… abbiamo detto di un ragazzo come altri. Però, durante una partita di “big side” (così era nominato il calcio) improvvisamente William fu colto da raptus ed afferrò il pallone (rotondo allora) con le mani. Un gesto che gli astanti avranno certamente considerato “eretico” ma, per noi che inseguiamo a ritroso le tracce della palla ovale, certamente un gesto “creativo”.
Parti a razzo verso la linea di fondo, rompendo le regole, a naso piuttosto rigide, vigenti nella scuola anche nello sport. Con quel pallone stretto al petto ad ampie falcate William si diresse verso il futuro, fino ad un attimo prima inimmaginabile, un futuro chiamato “rugby”. Pare fosse il primo novembre del 1823.
Una targa commemorativa posta nel College di Rugby, dove Ellis è ricordato con una statua, dice:
“This stone commemorates the exploit of William Webb Ellis who with a fine disregard for the rules of football as played in his time first took the ball in his arms and ran with it thus originating the distinctive feature of the rugby game. a.d. 1823”.
Chi ha osservato ed indagato con attenzione ha scoperto che il football era praticato con regole a volte diverse da scuola in scuola, che queste variavano continuamente e che, soprattutto, la presa con le mani era consentita. Ma se la presa con le mani era una regola del football, dove stava davvero la differenza? La vera differenza è un’altra: tenere e correre con la palla in mano.
Nel 1876, 4 anni dopo la scomparsa di Ellis, Matthew Holbeche Bloxam pubblicò un articolo sul giornale della Scuola di Rugby, il Meteor, dove vagamente riferiva la storia di Ellis raccontata da un testimone anonimo. Si ripeté nel 1880.
Anche la Rugby Football Union nel 1895 provò a trovare traccia di quell’evento storico sentendo tutte quelle persone che, all’epoca dei fatti, frequentavano la scuola di Rugby. Pare che nessuno avesse mai sentito parlare di quella corsa. Ma quella indagine stabilì che 3 anni dopo che Ellis aveva lasciato la scuola, la pratica di portare la palla avanti con le mani era “chiaramente proibita”. Bloxom fu l’unico testimone, indiretto, del fatto.
Il gioco si diffuse e fu deciso di introdurre la regola per la quale un giocatore poteva correre con la palla tra le mani se l’avesse presa al volo o al primo rimbalzo. I giocatori che provarono il neonato sport lo apprezzarono subito. Nel 1841 il Rugby College adottò ufficialmente il gioco omonimo. Durante i successivi anni moltissime altre scuole si fecero contagiare da questa febbre, fino a che fu necessario organizzare un incontro per standardizzare e modernizzare le regole. Le regole furono stabilite solo nel 1845.
Altri progenitori del rugby
Le origini, secondo alcuni, vanno cercate ancora più a ritroso della “fatidica data” (1823, la corsa eretica).
Qualcuno suppone che Ellis di fatto, con quel gesto, replicasse un antico gioco irlandese, il “caid”, simile al rugby; il padre di William, ufficiale dei Dragoons, era stato in Irlanda.
Anche i Gallesi dicono la loro: il “caid” non sarebbe altro che una versione del loro sport chiamato “criapan”.
Fine?
No, palla agli inglesi che nel Medioevo giocavano brutali partite di football, “a devilish pastime”. Andando ancor più a ritroso troviamo gli antichi Romani dediti all’Harpastum, gioco molto simile al rugby in cui due squadre tentavano di superarsi portando oltre una linea una palla di pelle. I Greci si dilettavano in un gioco che consisteva nel portare una vescica di bue riempita d’aria oltre una certa area…
Ci viene da pensare che il gioco della palla, calciata o portata con le mani, in fondo sia tanto elementare che semplicemente non abbiamo notizia di dove possa essere nato ma, possiamo essere certi, vi giocavano in qualche modo anche i nostri più antichi antenati.
Oppure osservate un bimbo davanti ad una palla… o la calcia o la prende tra le mani, chiaro?
Insomma, la corsa eretica di Ellis resta… un mito. Difficile pensare che le cose andarono così.
Ma è bello crederci, il “rugby” come gesto di ribellione, liberazione, vigore. Ipotesi molto affascinante. Perché non crederci dunque?